Uno che tiene i suoi anni al guinzaglio


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May day

Vorrei inaugurare questo blog con un breve racconto che ho scritto un mese fa e che ha per protagonista Mia Martini nell’ultima sera della sua vita. Non sono certo il primo (si pensi al recente racconto “Mi chiamo…” di Aldo Nove) ad essere stato suggestionato dal mistero che, nonostante siano passati vent’anni esatti, ancora avvolge quel 12 maggio 1995, data a cui venne fatta risalire la morte della grande cantautrice, rinvenuta senza vita due giorni dopo. Cosa sia successo, infatti, nessuno lo sa con precisione. Ma dal quel momento, quasi a voler dare conferma delle dicerie sul suo essere una “iettatrice” con una vita maledetta, ecco che si collega tutto al suicidio. Mimì invece con tutta probabilità non voleva togliersi la vita: l’amore ritrovato e in pieno fermento per la musica (circa 60 concerti in programma), l’imminente nascita del nipotino tanto atteso… Mimì non voleva farla finita, ma assumeva anticoagulanti e antidolorifici in quantità smodate e con una disinvoltura forse esagerata, e quella sera il suo cuore non ha retto. Chi perciò l’ha condannata come fragile e incapace di reagire alla cattiveria del mondo, non ha capito niente. Mimì era più forte di quanto certa gente voglia far credere. Non che lo schifo che avesse intorno non la sfiorasse, tutt’altro, ma non aveva deciso di lasciarlo vincere. Di questo sono convinto.

“…e in faccia ai maligni e ai superbi il mio nome scintillerà

Mimì era, Mimì è, Mimì sarà.

MAY DAY

Mia Martini

Com’è fredda questa serata di primavera. Tra le tende di camera mia spio la luna alta in cielo. “Se c’è qualcosa che non ti va, dillo alla luna” canta Vasco, e canto anch’io. Che posso dirti, dunque, Luna? “È un’incognita ogni sera mia.” Domenica partirò per il tour da Salerno, non vedo l’ora. Sono qui con gli spartiti in mano a ripassare, perfezionare, rendere tutto impeccabile, perché io sono fatta così. Sulla musica non transigo. È la mia vita, e senza di lei io non sono niente. Mi accompagna da sempre, mi circonda, anzi, “mi gira intorno”. E domenica ricomincio ad essere un tutt’uno con lei davanti a un pubblico. Il pubblico quello vero, verace, la gente che sa apprezzare senza doppi fini e convenienze. E poi il pubblico della Campania… quella terra che mi ha accolta nel periodo più buio, che ha saputo capovolgere il più radicato degli stereotipi che si porta dietro: quello di credere alla sfortuna e ai menagrami che la “iettano”. Invece no, Napoli e la sua gente hanno creduto in me, mi hanno fatto rinascere con una nuova pelle, facendomi scoprire e riscoprire le sonorità, gli artisti e i tormenti. Enzo, Mimmo, il maestro Murolo, che mi chiama “la mia piccerella”. Napoli ha dato nuova linfa al mio essere artista, lo ha arricchito di una vena carnale, sanguigna, dell’autenticità di chi si sporca nel fango e comprende la poesia di tutto questo. “Si tu nun scinne ‘nfunno nun ‘o puo’ sape’”.
Altro che iettatrice, io porto fortuna alla squadra del Napoli, sono ormai diventata la sua mascotte! E così si ricomincia da quella terra, domenica. Già, domenica… come il mio vero nome.

“Sì, ma cos’è che non va, allora?” mi chiedi giustamente. Lui non c’è, Luna. Mi volto e incrocio il suo sguardo dentro a una cornice. “Dalla fotografia sorridi ma non tremo più”. La verità, però, è che il vederlo mi dà ancora qualche brivido. Ma l’amore costruito come una torre di Babele fino al cielo è crollato anni fa, quando Dio ci ha puniti facendoci parlare lingue diverse, e le incomprensioni che ne sono derivate ci hanno fatto allontanare. Rivederlo di recente dopo anni, dopo il tunnel buio senza uscita, mi ha turbato, ma la Mimì di oggi ha saputo rielaborare le proprie emozioni e lo ha incontrato a “fini professionali”, riscoprendo così un’affinità esclusivamente artistica che ha prodotto i tre omaggi alla sua musica del mio ultimo album.
“Cosa posso dire dei tuoi occhi? Anche a mente li disegnerei.”

E chi altro c’è in quella foto? Uno scricciolo a pelo corto che quasi non si nota. “Ed io con te, mimetizzata tra fotografie, li avevo visti analizzarci, vivisezionarci.” Eh sì, proprio così. La portavo in giro per il mondo, era sempre con me, dal momento del massimo splendore all’Olympia di Parigi fino all’abisso umido del mio ritiro. Quando mi vedeva giù mi mordicchiava per non permettere che andassi a fondo. Anche quando pensavo di rinnegare la musica, la mia vita, lei mi riportava in superficie pungendomi coi denti, e io riprendevo contatto con quell’assurdo e pazzo mondo. Quando se ne andò nove anni fa il dolore fu straziante. Certo, aveva la sua bella età, ma non riuscivo a fare a meno di lei. Mi aveva capita come nessun essere umano aveva mai fatto. Così, senza parole che generassero conflitti. La pugnalata al cuore fu l’atto di pietà che il dottore mi convinse a concederle. Sapevo che era la cosa più giusta da fare, ma ciononostante non potevo non sentirmi in parte complice del suo addio. La sua immagine era sempre davanti ai miei occhi, giorno e notte.
Movie non riuscì a vedere il mio ritorno trionfante sulle scene dell’ ’89, ma nel primo album dopo l’uscita dal tunnel le dedicai un brano all’apparenza volutamente spensierato. In questo brano parlo di tante cose, o meglio le nomino, senza un immediato filo logico che le colleghi. Il tutto per allontanare la mente dall’ossessione di quel lutto. “Spegni la testa e vai, stacca i pensieri. Portati via da lei.”

Ma sì, concediamoci un momento per i ricordi. Guarda Luna, questo è l’album dove tengo i ricordi in immagini più cari che possiedo. Non ero un amore, da bambina? Occhi enormi e un gran bel sorriso! Anche in questa foto al mare, con la famiglia al completo, o quasi: Olivia sarebbe nata qualche anno dopo.
Ci siamo tutti, persino il cane Clito, con la museruola, poverino! Papà fa una faccia strana, mentre mamma è il fascino mediterraneo fatto persona. Che femmina di Calabria… una donna tanto bella forse non era pronta a metter su famiglia così giovane. L’ho capito con gli anni, e forse ho compreso il suo carattere particolare, così volubile; e poi quell’attrazione quasi mistica per il Dio Denaro, una divinità pagana capace di ammaliare col suo potere magico. Loredana non le perdonò il “fattaccio” di Colle delle Rose: la vendita della villa che comprammo coi nostri primi guadagni da artiste e che intestammo a mamma, che poi la vendette all’ambasciata del Venezuela mentre noi eravamo lontane! Se ci ripenso adesso, mi viene da ridere. Allora però ero seriamente preoccupata per questa madre sui generis. Quel suo negare l’inevitabile scorrere del tempo, e forse anche la maternità che l’aveva in un certo qual modo ostacolata, me l’hanno fatta immaginare come una donna folle, che non sa e non vuole crescere. Così è nato lo struggente brano che le ho dedicato fra le righe: “Bambolina, bambolina, la bambina più bella che c’è…”

Dicevo prima di papà. Non si può certo definirlo un Adone, e questo contrasto con la bellezza della mamma era causa di forti litigi. Quando andò via di casa avevo undici anni. L’ho riscoperto col tempo, pian piano, e ora è “l’unico uomo del mio universo”. Sono qui in questo appartamento un po’ anonimo della provincia varesotta proprio per stargli finalmente più vicino. Vive a pochi chilometri da qui in una bella villetta, con la sua seconda moglie. Ieri sono stata a pranzo da loro e come sempre abbiamo parlato di un po’ di tutto. Papà sembra contento che la mia carriera stia percorrendo il binario giusto; mi fa piacere che se ne renda conto. In quest’altra foto papà ci tiene per mano, a me e a Loredana. Sembra una montagna al nostro confronto!
Io e la mia sorella gemella, soltanto con tre anni di differenza. Povera mamma, un parto infinito! No, niente gravidanze pluriennali, solo il caso che ci ha fatto nascere entrambe il 20 di settembre. A volte però mi sembra che il caso c’entri poco: legate fin da subito dal filo sottile e fragile dell’arte, abbiamo mosso i primi passi insieme. Lei con uno straccio cortissimo a coprirle il minimo indispensabile, lasciando esposte due gambe mozzafiato, io con una gonna gigante da bambolina d’epoca che concedeva poco alla vista: ci chiamavano “abbondanza e carestia”! No, non può essere il caso, noi abbiamo un legame speciale e profondo, e nonostante le distanze tra noi, che per anni furono anche enormi, ci vogliamo un gran bene. Certo, ci sono volte in cui non si direbbe che Loredana provi affetto per me, ma io col tempo ho imparato a capirla, e non è affatto facile. Siamo due donne che ne hanno passate tante, specialmente per colpa dei maschi, “’l’altra metà del cielo”… sì, peccato che molto spesso sia coperto di nuvoloni neri! E noi lo abbiamo capito pagando sulla pelle, la pelle di queste due “gemelle” del Sud. “La carne è carne”, e io sono pazza di lei. Se non ci fosse bisognerebbe inventarla! Però c’è, e va presa nel verso giusto, altrimenti sono guai…

Sai, Luna, che a luglio diventerò zia di un bel maschietto? Il figlio di Olivia, che finalmente ha ottenuto questa benedizione. Un paio di mesi fa mi ha accompagnata a una diretta televisiva, e io dietro le quinte sbandieravo l’ecografia urlando “siamo incinte, siamo incinte!”, con i Pooh che forse pensavano avessi bevuto qualche bicchiere di troppo. No, ero solo entusiasta di questa gravidanza tanto attesa. Chissà che faccia avrà Luca, da quali passioni e interessi sarà travolto, quale cammino gli riserverà la vita. Gli auguro il meglio, e qualunque strada percorrerà, qualunque scelta farà, gli auguro solo di seguire le sue inclinazioni e la sua testa, anche contro gli altri se necessario, per non deludere mai se stesso.

Fatti guardare ancora. Quanto sei bella, Luna. Ti ho già detto che ho intenzione di dedicarti un disco? Voglio raccogliere i brani più belli a te dedicati e inciderli nel mio prossimo album. Ci saranno anche due inediti dei “miei” migliori autori. “Canto alla luna”… ti piace? Te lo meriti tutto. Perché che tu sia bianca, gialla o rossa, stai sempre lì a guardarci e a vegliare su di noi. Il sole fa presto a farsi bello, accecante e splendido di giorno. Ma sei tu quella che prendi l’onere di portare una luce nella notte altrimenti buia e senza speranza che avvolge e coinvolge tutti gli esseri viventi. Perciò grazie di esistere, e spero che il mio tributo ti piaccia.

Mi gira la testa, forse sono stata troppo tempo col naso all’insù ad ammirarti. È tempo di riprendere a ripassare per il concerto. No, non ce la faccio adesso. Mi sento totalmente priva di forze. E poi questo mal di denti è un vero tormento. Ho bisogno di stendermi un po’ sul letto. Giusto il tempo che mi passi, poi tornerò ad esercitarmi per dare il meglio di me. Chiudo gli occhi e mi passa davanti una miriade di figure, luoghi, situazioni. Ho visitato così tanti posti e conosciuto così tante persone che queste mura banali non possono nemmeno immaginare. Tutto scorre veloce, a un ritmo esasperato. Ecco una sirena che si tuffa da uno scoglio. Quel mare blu lo riconoscerei fra mille. È il mare di Bagnara, baciato dal sole in piena estate. Aspettami, sirena, vengo con te. Lasciami annegare in quel meraviglioso abisso.

 

© annialguinzaglio 2015

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